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“TU SEI LA MIA FAMIGLIA, MA SEI A CASA”

Ricordando...

anno scolastico 2017/2018, sede centrale, esame di fine anno, giugno (Tema)


“Mamma, vorrei raccontarti la mia vita in Italia. Prima di tutto voglio dirti che mi manchi tantissimo perché non ti ho visto da tantissimo tempo e non volevo mai andare via da te, ma era impossibile vivere a casa.

Il primo giorno, qua in Italia per me è stato molto difficile. È stato cosi perché quando sono arrivato qua quelli che conosci mi hanno lasciato da solo.

Io non sapevo le strade qua e nemmeno non sapevo l’italiano.

Ero seduto quando è venuto un ragazzo marocchino e mi ha chiesto perché ero triste. Io gli ho detto che ero da solo e non sapevo le strade qua. Con lui abbiamo parlato in inglese perché io menomale sapevo l’inglese e poi lui mi ha mandato alla Comune di *** .

Sono rimasto tre ore li e poi mi hanno portato in comunita. In comunita ho trovato due ragazzi che a casa abitavano vicino allo zio P. e loro mi hanno aiutato tantissimo.

Dopo di 2 settimane mi hanno fatto andare a scuola che era per imparare l’italiano. Con la lingua sono stato bravo nel senso che l’ho imparata veloce, ma prima non sapevo niente neanche a scrivere nella nostra lingua.

In comunita eravamo solo 3 albanesi ma dopo sono venuti ancora ragazzi dall’Albania e siamo fatti 8 albanesi.

Poi allora era più facile per me perché vivevo con dei ragazzi che erano come me, parlavamo la stessa lingua per parlare della nostra casa e eravamo quasi tutti uguali.

Con loro andavo in giro, imparavo le strade, andavo a scuola e erano come i miei fratelli.

Per me la cosa più importante sono gli amici.

In questi momenti prima, quando ero qua da solo, senza di te mamma, lontano dalla mia casa senza nessuno loro erano la mia famiglia. Tu sei la mia famiglia, ma sei a casa e qui ci sono solo loro.

Quando eravamo insieme facevamo tanti scherzi e questa cosa forse ti fa arrabbiare ma ci aiutava per rimanere felici perché è un pò difficile vivere senza la famiglia.

Il momento più bello che ho passato qua era il mio compleanno. Era il primo compleanno senza che tu mi fai gli auguri e alle 11,30 la sera prima ero seduto sul letto e fissi alle 12 della notte loro sono entrati in camera mia con un regalo nelle mani! Mi sono divertito tantissimo e poi abbiamo festeggiato tutti insieme.

Dopo il compleanno ho preso una brutta notizia.

Gli educatori mi hanno detto che mi dovevo separare dagli amici e dovevo vivere con dei altri ragazzi. È stato molto pesante per me questa notizia ma dovevo fare come mi dicevano.

Sono andato a vivere in un’altra comunita ma sempre mi mancavano gli amici.

Adesso mi sono abituato come mi sono abituato che mi manchi tu, però vorrei tornare a casa insieme con te e con loro e vivere sempre là insieme”.

Più delle nostre parole, credo che oggi siano utili queste, che E. ha scritto nel tema per l’esame finale dell’anno scolastico.

Il mio commento in cattedra, da prof., oggi si limita a questa piccola annotazione: E. è un ragazzo che parla e scrive in un italiano abbastanza corretto, con le H posizionate al posto giusto, i verbi al passato e solo qualche errore. Si trova infatti in Italia da ormai un anno e mezzo. Eppure, la prima frase a bruciargli tra le dita è ancora questa: “…non volevo mai andare via da te, ma era impossibile vivere a casa”. A casa. A casa, dove vorrebbe tornare.

Un’altra annotazione: E. ha 18 anni. l’esame chiedeva di scegliere una persona qualsiasi a cui scrivere una lettera ed è stato lui a scegliere di scrivere alla sua mamma.

Mi è venuto da ridere: quale diciottenne scriverebbe mai una lettera alla sua mamma?

Uno che la mamma non la vede da un anno e mezzo.


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