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A TUA INSAPUTA

John Bargh è attualmente docente di psicologia sociale a Yale University (Connecticut).


Oggi vogliamo citare, senza commenti, stralci del libro che ha scritto nel 2018: Before You Know It: The Unconscious Reasons We Do What We Do, oggi tradotto e pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri. In questo libro Bargh per la prima volta racconta a noi - che non siamo i suoi studenti - il risultato delle ricerche più che trentennali.


«La sopravvivenza della nostra specie non è mai stata scontata. Durante il lungo sviluppo della nostra specie il pericolo più grande sono stati gli altri esseri umani. La morte violenta per mano di un altro essere umano era spaventosamente comune tra i nostri antenati. Oggi, si fa presto a dimenticare che le nostre tendenze inconsce si sono plasmate e si sono adattate sulla base di un mondo ancestrale molto più pericoloso di quello in cui viviamo ora. L’impulso fondamentale all’incolumità fisica è un retaggio del nostro passato evolutivo ed esercita un influsso pervasivo sulla mente che si muove oggi nella vita moderna e a essa reagisce, spesso in modi sorprendenti. Per esempio influenzando il nostro voto». (p. 50)

«Perché i politici conservatori tentano di alimentare paure negli elettori e i politici progressisti tentano di minimizzarle? Si sa ormai da molto tempo che le persone diventano più conservatrici e resistenti al cambiamento quando si trovano sotto una minaccia di qualunque tipo. Gli studi di psicologia politica hanno dimostrato che è molto più facile indurre un progressista a comportarsi come un conservatore che indurre un conservatore a comportarsi da progressista. In una serie di studi, per esempio, su studenti del college di orientamento liberale ai quali era stato chiesto di immaginare nel dettaglio la propria morte, dopo averlo fatto espressero opinioni su questioni sociali come la pena di morte, l’aborto e il matrimonio omosessuale (temporaneamente) analoghe a quelle espresse dagli studenti di orientamento conservatore, che invece non erano stati ‘minacciati’. I risultati dello studio indussero me e altri studiosi a ritenere che forse le opinioni politiche conservatrici sono al servizio di una motivazione inconscia che tende all’incolumità fisica e alla sopravvivenza». (pp. 52-56)

«Con il suo stile fatto da discorsi incendiari, Trump ha creato una polemica dietro l’altra di cui i notiziari si nutrono famelicamente e senza interruzione. Ha insultato e umiliato donne, ha preso in giro una persona disabile, si è vantato delle dimensioni del suo pene e della sua ricchezza. Fatto indicativo, ha anche dato l’impressione di avere un’ossessione per i germi; Johnson, un giornalista che ha seguito la sua campagna elettorale nel 2016, e si è trovato spesso con lui dietro le quinte, lo ha descritto come “un misofobo a cui non piace dare la mano, che beve le bibite solo dalle lattine o dalle bottiglie sigillate e ai comizi si tiene a distanza dai suoi sostenitori”. Durante la campagna elettorale, riferendosi agli avversari politici Trump li ha spesso definiti “disgustosi”». (p. 57)

«Consideriamo ora il moderno spartiacque politico sul tema dell’immigrazione: i conservatori sono fortemente contrari, i progressisti più favorevoli. Motivo dell’avversione dei conservatori sono i cambiamenti che l’immigrazione porta in un paese e nella sua cultura. Quando gli immigrati introducono valori, usi, religioni, credenze e idee politiche tipici della loro cultura, possono far avvenire dei cambiamenti sociali.

Leader ultraconservatori del passato come Adolf Hitler si riferivano in maniera esplicita e reiterata a gruppi sociali presi come capro espiatorio usando termini come ‘virus’ o ‘bacilli’: gli estranei stavano cercando di invadere e distruggere il paese dall’interno (e, di conseguenza, dovevano essere debellati). Se l’immigrazione si presta a un nesso inconscio con i virus e le malattie, allora le convinzioni politiche anti-immigrazione starebbero in effetti al servizio del potente impulso evolutivo che induce a evitare le malattie». (p. 59)

«Il nostro impulso primario, il più profondo tra quelli che ci ha fornito l’evoluzione – quello alla sopravvivenza e all’integrità fisica – sta alla base di molte delle nostre opinioni. Questo bisogno ci condiziona per lo più a livello inconscio e, in genere, senza che capiamo cosa stia davvero accadendo. Ovviamente, non si tratta di una cosa negativa. La nostra profonda preoccupazione per l’incolumità fisica e le malattie è, senza dubbio, fortemente adattativa. È entrata a far parte della nostra costruzione genetica perché ci ha aiutati – a livello individuale e di specie – a sopravvivere. Persino i nostri giudizi morali, così come la riflessione astratta e cosciente sui temi sociali e politici, possono dipendere da questa motivazione primaria, a nostra totale insaputa». (p. 61)

«Oggi, l’ambiente sociale in cui viviamo non ha niente a che fare con le città e i villaggi dell’epoca medioevale o di epoche precedenti. Eppure,

dentro ognuno di noi alberga ancora quella preferenza di tipo evolutivo per il proprio gruppo di appartenenza e, in una certa misura, un’ostilità verso i gruppi che hanno un aspetto, una lingua e consuetudine diversi. Evidentemente, non possiamo fare a meno di suddividere il nostro universo sociale in noi e gli altri, per quanto gli elementi di suddivisione siano fatti arbitrari su cui non si ha alcun controllo, come il colore della pelle e il luogo di origine». (p. 94)

«Oggi, la regola primordiale è ancora Noi contro gli Altri, amico o nemico, con noi o contro di noi. Esistono settori della vita moderna in cui a guidarci sono ancora gli stessi potenti moventi che governano le esistenze dei nostri antenati ominidi: il nord contro il sud, l’Occidente contro l’Oriente, i bianchi contro i neri». (p. 195)

«Dunque, ascoltate pure quello che vi dice la pancia, o il cuore, o qualsiasi altro organo (preferibilmente, il cervello!), prendetelo sul serio e tenetene conto sempre; però controllate due volte quello che fate e quello che pensate, e ricordate sempre di dare al prossimo una seconda possibilità». (p. 233)

«Come accade anche per il voto, ho il sospetto che molti di noi non si prendano il disturbo di fare queste piccole cose perché non credono che servano a granché. Dopo tutto, ciascuno di noi è solo un individuo in un mondo di miliardi di persone, una goccia d’acqua in un vasto oceano. Ma l’impatto di un singolo individuo e l’effetto di una singola azione si moltiplicano e si diffondono fino a influenzare molte altre persone. Una goccia diventa un’onda. Le ripercussioni di un singolo atto possono farsi sentire per giorni. Perché non mettere in atto quell’onda ogni volta che se ne ha l’occasione?» (p. 272)


Originale:

John Bargh, Before You Know It: The Unconscious Reasons We Do What We Do, Simon&Schuster, New York 2018, pp. 352.

https://bit.ly/Barghinterview


Traduzione italiana:

John Bargh, A tua insaputa. La mente inconscia che guida le nostre azioni, trad. di Sabrina Placidi, Bollati Boringhieri, Torino 2018, pp. 422.

https://bit.ly/estrattoAmazon


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