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BUCO BIANCO (WHITE HOLE)

Ricordando…

Anno scolastico 2017/2018, sede centrale, marzo (nei bagni)


Paolo Lunghi, ingegnere aerospaziale e ricercatore per il Politecnico di Milano, spiega:

“La teoria della Relatività Generale di Einstein prevede l'esistenza del buco nero: ha una gravità tanto elevata che assorbe tutto, perfino la luce. Dalla stessa teoria si può ricavare anche l'esistenza di qualcosa che potremmo chiamare buco bianco: un oggetto, che però ad oggi non è mai stato osservato, che spinge lontano tutto quello che gli passa nelle vicinanze, e probabilmente emette materia”.

Qualcosa di simile ha attraversato anche la nostra scuola. Qualcosa che poteva essere un buco nero e avrebbe assorbito fino ad annientare due vite, spegnendole. Invece abbiamo la speranza che sia un buco bianco che, a queste due vite, restituisce futuro.

È marzo e una timida brezza primaverile inizia a farsi strada per le vie della città, mentre nel pomeriggio (le lezioni nella nostra scuola si tengono su tre turni, l’ultimo dei quali inizia alle 17,30) i miei studenti e io ci incontriamo nel cortile. Entriamo insieme.

Due di loro hanno sul volto un’aria che sa ancora di inverno: è l’aria stanca e disfatta di chi ha passato la giornata immerso in un lavoro fisicamente faticoso e mentalmente alienante. Ma forse dietro quei loro occhi stanchi e arrossati c’è anche di peggio. Non me ne accorgo e li invito a entrare in aula.

Entriamo.

I due ragazzi, poco più che ventenni, sono distratti. I loro corpi sono con me, ma loro no. Pazienza - mi dico - la lezione deve proseguire anche senza di loro.

A metà dell'ora si alzano insieme e mi chiedono il permesso di andare in bagno. Escono. Escono e non tornano. Passano i minuti. Io guardo l’orologio, ma la lezione deve proseguire. Non tornano. Esco anch’io. Li cerco in corridoio. Non ci sono.

Dopo tutto, penso per rassicurarmi, sono maggiorenni e quindi liberi di uscire da scuola. Mi arrabbio perché non mi hanno avvertita, ma sono maggiorenni.

Sto per tornare in classe. Un rumore proviene dal bagno. Vado a vedere. E là li trovo.

Appoggiati alle pareti. Sui loro volti l’inverno ha lasciato campo alla Siberia.
Nelle loro mani, una siringa.

I due ragazzi si erano iniettati droga (eroina, suppongo) nei bagni della scuola. Questo è il buco nero.

Con alcuni colleghi li abbiamo convinti entrambi a iniziare il percorso per disintossicarsi, entrando in una comunità di recupero. Questo è il buco bianco.

Diversamente che per i buchi neri, però, a proposito dell’esistenza dei buchi bianchi la scienza non ha certezze. Forse esistono, forse no.

Forse i due ragazzi riusciranno a liberarsi della dipendenza da droga pesante e potranno riprendere gli studi. O forse no.

Ma i due opposti sono lì, uno di fronte all’altro come bianco e nero, e la scuola sta in mezzo: si potrebbe espellerli da scuola (e quindi anche dall’Italia, secondo la legge), oppure si può convincerli a vivere e a non spegnere la luce.


WHITE HOLE

Recalling…

School year 2017/2018, central building, March (In the bathroom)

Paolo Lunghi, aerospace engineer and researcher at Politecnico of Milan, explains:

“The Theory of General Relativity by Einstein considers the existence of black holes: their gravity is so high that they absorb everything, even light. With the same theory we can find out the existence of a white hole: an object, which was never observed, which rejects everything in its vicinity, and probably even emits matter”.

Something similar passed through our school. Something that could behave like a black hole, and absorb and annihilate two lives, extinguishing them. Instead, we hope for it to be a white hole which would return them a future.

It’s march and a timid spring breeze makes its way in the city streets, while I meet my students in the courtyard in the afternoon (the last of the three turns of classes starts at 5.30 pm). We go inside.

Two of them look like it’s still winter: they have the tired and crushed demeanour typical of those who spent the day working a demanding and alienating job. But maybe, their red eyes hide something worse. I don’t notice and let them in.

The two kids, not a day over 20, are distracted: their bodies are here, but they are not. Doesn’t matter – I think – class must go on with or without them.

Halfway through the class they get up together and ask for permission to go to the toilet. They go out. They go out and don’t come back. Minutes pass by. I look at the clock, but class must go on. They don’t come back. I go out and look for them in the corridors. I can’t find them.

After all – I think for reassurance – they’re adults and they’re free to leave school premises. I get mad because they didn’t inform me, but they are adults.

I’m about to go back in the classroom. I hear a noise in the bathroom. I go check. I find them there.

They’re leaning against the wall. The winter on their faces is now full blown Siberia.
In their hands, a syringe.

The two kids were using (heroin, I suppose) in the school bathrooms. This is the black hole.

A group of colleagues convinced them to check themselves in a rehabilitation clinic. This is the white hole.

Differently from black holes, though, science has no proof or certainty of white holes. They might exist or they might not

Maybe the two kids will be able to break free from the addiction and will be able to continue their studies. Maybe not.

But the two opposite sides are there, facing each other like black and white, and school is in the middle: we could expel them from school - and, consequently, from Italy, according to the law - or we could convince them not to turn the lights out.

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