• A porte Schiuse

COME LE SCIMMIE (JUST LIKE MONKEYS)

Ricordando…

Anno scolastico 2018/2019, sede secondaria, giugno (esame finale)


Chiunque tu sia, il giorno di un esame sei nervoso.

Soprattutto se il tuo lavoro e il rinnovo del tuo permesso di soggiorno dipendono dall’esito dell’esame. E, ancora di più, sei nervoso se è la prima volta che affronti un esame e sai che da esso dipende anche la possibilità di realizzare il tuo sogno di stringere in mano un titolo di studio riconosciuto. Hai aspettato tutta la vita questo giorno – ormai hai 30, 40, perfino 50 anni – e da esso dipende qualcosa che è più prezioso di tutto il resto: la tua dignità.

Leggo questo nel volto dei miei studenti, mentre aspettano di essere chiamati a svolgere l’esame orale per la licenza di terza media.

Per essere qui questa mattina molti hanno chiesto un giorno di ferie, ma c’è anche chi si è svegliato alle 3 per svolgere il turno in fabbrica e, nel pomeriggio, tornerà ancora sul posto di lavoro.

Iniziamo l’esame.

Le tesine che gli studenti hanno preparato sono quasi tutte incentrate sui loro Paesi d’origine: geografie, eventi storici, lingue, etnie, religioni, tradizioni, guerre, problemi e risorse di una serie di Paesi dell’Africa profonda, così come di ogni altro continente del globo, di cui io prima d’ora conoscevo appena il nome!

Ma non tutto scorre in modo liscio.



Una mia collega (per la quale noto una certa somiglianza con la sorella di Marge Simpson, Patty Bouvier), usa questa giornata per parlare al telefono e commentare i racconti degli studenti in un modo che spesso non è né educato né silenzioso. In più di un’occasione, cogliendo un momento di difficoltà di qualche studente in lotta con la lingua italiana, Patty Bouvier interviene suggerendo parole nel suo dialetto o costrutti grammaticali scorretti.

Per mostrare il meglio di sé, però, aspetta l’esame di uno studente somalo. Il ragazzo sta parlando della Somalia: dovrebbe spiegarne la posizione geografica, ma fa confusione tra le parole orientale e occidentale riferite all'Africa. Patty Bouvier corre prontamente in suo aiuto canticchiando ad alta voce:

“Allungheremo lo Stivale / fino all’Africa orientale…”

Io, che sono seduta accanto a lei, non riesco a trattenermi dal guardarla con un certo sguardo istintivo:

“Stai cantando una canzone fascista?”

Risposta: “Sì! La conosci? Sai, mio padre me la cantava sempre…”

Mi vengono in mente alcuni episodi accaduti durante l’anno, come per esempio quella volta che Patty Bouvier mi ha raccontato di aver scelto di lavorare nella nostra scuola perché, secondo le sue delicate parole: “I genitori stanno morendo di fame da qualche parte e non possono venire a reclamare per il modo in cui insegno ai loro figli”.
Oppure quella volta che Patty mi aveva spiegato con perizia che: “I nostri studenti fino a poco tempo fa stavano ad arrampicarsi sugli alberi come le scimmie”.

Vorrei reagire, ma mi mancano le parole.

Ripeto ad alta voce che cantare una canzone fascista durante un esame non mi sembra un comportamento adatto all’insegnante di una scuola statale: spero così di ottenere una qualche reazione da parte delle altre colleghe. A quanto pare, però, io sono l’unica a cui tutto questo dia fastidio.

Patty Bouvier, intanto, pensa di rassicurarmi dicendo che:

“Tanto, figurati se lui sa cos’è il fascismo! Non sa nemmeno dire dov’è nato…”.




Per chi volesse altri esempi di razzismo nostrano, codificato in romantici canti d'amore:

https://bit.ly/lavateloilviso


JUST LIKE MONKEYS


Recalling…

School year 2018/2019, secondary building, June (During finals)

Whoever you are, you will be nervous before finals.

More so if your job and the renewal of your residency permit depend on the outcome of that very exam. Even more so, you are nervous if this is the first time you’ve ever taken an exam, and you know that from it depends the possibility make your dream of obtaining a degree come true. You waited your whole life for this day – you are already 30, 40, maybe even 50 – and from it depends the most precious thing: your dignity.

This is what I read on my students’ faces, as they wait for their turn to take the oral exam, for their middle school degree.

In order to be here this morning many of them asked for a day of leave from work, someone even woke up at 3 am to work his shift in a factory and, later, will return to their workplace.

The exam begins.

Frequently, the topic of the students’ essays is their home country: geography, historical events, languages, ethnicities, religions, traditions, wars and natural resources of a series of African countries, as well as many other continents, of which I barely knew the name before now!

But not everything is going smoothly.

One of my colleagues (which in my opinion somewhat resembles Marge Simpson’s sister, Patty Bouvier), employs this time to make phone calls and comment on the essays in a way which is neither polite nor quiet. In more than one occasion, exploiting the struggle of a student with the Italian language, Patty Bouvier intervenes by suggesting words in her local dialect or an altogether incorrect grammatical construct.

But she saves her best behaviour for the exposition of a Somali student. The boy is in fact speaking about Somalia: illustrating its geographical location he mixes up Western and Eastern Africa. Patty Bouvier promptly comes to aid by singing aloud:

“Allungheremo lo stivale / fino all’Africa Orientale…” [We will extend the Boot / Down to Eastern Africa…”]*.

Sitting beside her, I cannot stop myself from glaring at her: “Are you singing a Fascist song?”

She answers: “Yes! Do you know it? You know, my dad used to sing it to me…”.

I think back to some happenings of the past year, for example when Patty Bouvier told me she chose to work in this very school because, in her tactful words: “Their parents are probably dying of starvation somewhere and cannot complain about the way I teach”.
Or, again, the time she explained, feigning expertise, that: “Our students, not that long ago, were climbing trees just like monkeys”.

I want to react, but I am at a loss for words.

I repeat loudly that singing a fascist song during an official exam is not appropriate behaviour for a public school teacher: I hope to trigger any reaction from other colleagues. Apparently, though, I am the only fazed one.

Patty Bouvier, in the meantime, reassures me by saying:

“Don’t worry, he does not even know what fascism is! He can’t even tell us where he was born…”.

* “The Boot” (Lo Stivale) is a folk nickname for Italy. If you look at our country on a map, you will see that the form of Italian peninsula seems a boot with a high heel (the heel is the region of Apulia!).

However, this is not at all a nice song: it was sung by the Fascist (and racist) army during the offensive war declared by the Italian dictator Benito Mussolini against Ethiopia, Eritrea and Somalia in 1935. That war is one of the cruellest of our history and it prepared the criminal alliance with the Nazi regime in Germany.

Seguici sui nostri social

  • Grey Facebook Icon
  • Grey Instagram Icona

©2019 A porte Schiuse