• Elisabetta Crisponi

I viaggi di Gulliver. OGNUNO PRENDE I CONFINI DEL SUO CAMPO VISIVO PER I CONFINI DEL MONDO

di ELISABETTA CRISPONI


«Tutto era così diverso dal mondo normale che mi sembrava di vivere in un film di fantascienza ambientato su un altro pianeta. Non è un caso che questo posto sia soprannominato Marte Bianco. Mi allontanai dal gruppo per godere appieno del rumore dovuto al calpestio della neve, e in solitudine ruotai più volte su me stesso per ammirare il paesaggio. Ero momentaneamente fuori dalla realtà, come se mi trovassi nello stesso momento in due posti diversi: sulla Terra e allo stesso tempo lontano da essa».

Eccoci di ritorno, dopo una lunga pausa estiva! Prima di ricominciare il suo viaggio, Gulliver ha deciso di fermarsi in un posto incantato, lontano dal caos, da ogni forma di vita... e anche dai virus! Non lasciatevi ingannare dal titolo, non si tratta di una lezione su Schopenhauer. Come meta ha designato il lontano Continente Antartico, e per farlo si è lasciato trasportare dalle parole di Marte bianco. Nel cuore dell'Antartide. Un anno ai confini della vita, libro del 2019, con cui abbiamo aperto questa nuova puntata. L’autore è Marco Buttu, ingegnere elettronico sardo, che lavora presso l’Istituto Nazionale di Astrofisica, protagonista di un’avventura incredibile durata 13 mesi in Antartide. 


Ma dov'è stato di preciso il nostro amico Marco? In una base che si chiama Concordia Station, nell'altopiano antartico, a 1200 km dalle basi più vicine sulla costa. Con il suo team di 13 persone, è stato lì per conto del PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide) finanziato dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), coordinato dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) per le attività scientifiche, e dall'ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) per l’attuazione operativa delle Spedizioni antartiche. All'interno dell’Antartide ci sono solamente tre basi permanenti: quella italo-francese in rappresentanza dell’Europa, la base russa di Vostok, e la base statunitense. Oltre a fare ricerca, anche loro stessi erano oggetto di ricerca scientifica: considerato che l’ambiente è sostanzialmente extraterrestre, infatti viene chiamato anche “Marte bianco”, è il posto sulla Terra più simile ad un altro pianeta. Tra loro c’era un medico dell’agenzia Spaziale Europea (ESA) che li studiava, per capire come il corpo umano si adatta ad un ambiente extraterrestre, in previsione di una futura missione spaziale su Marte.

«Stavo fermo nello spazio a osservare il nostro pianeta che ruo­tava lentamente intorno a se stesso, con i suoi oceani, i continenti e la miriade di esseri viventi apparentemente microscopici, sparsi ovunque sulla sua superficie tranne che all'estremo sud, nel plateau antartico, dove stranamente ci sono pochi esseri umani, lontani e isolati dai restanti otto miliardi di loro simili e da tutto il resto della vita. E da questa prospettiva non si può dire che la Terra non sia viva. Lo sembra al pari, e forse di più, degli esseri viventi che la popolano. I suoi continenti si spostano e la temperatura media varia, ma ogni trasformazione avviene con tempi lentissimi rispetto alla velocità con cui gli animali, gli insetti, le piante e gli umani nascono e muoiono, facendo una brevissima comparsa per poi diventare misteriosamente e improvvisamente inanimati. Vedendo le cose da questa prospettiva, sembra che il creatore dell'universo abbia deciso che dobbiamo necessariamente spendere la nostra breve esistenza su questo pianeta, legati a esso tramite una forza che chiamiamo gravità. Pensiamo di sapere tutto ma in definitiva non sappiamo proprio nulla».


A Concordia le temperature scendono sotto i -80 gradi, c’è buio per quasi 4 mesi, l’aria è secca (il clima è desertico), non c’è nessuna forma di vita; solo un’immensa e piatta distesa di neve. Tra i piedi degli esploratori ed il suolo ci sono 3200 m di ghiaccio che, per quanto riguarda le quantità di ossigeno nell'aria, corrispondono a 4000 m alle nostre latitudini. La principale branca di ricerca è la Glaciologia. Analizzare gli strati di ghiaccio è importante perché vi sono racchiuse delle piccole bolle d’aria che contengono la composizione atmosferica del passato. La neve, scendendo, si impregna d’aria e, depositandosi al suolo e ghiacciandosi, intrappola queste bollicine. Più si va in profondità, più si trova ghiaccio antico, e analizzandolo si risale quali fossero la temperatura e la composizione atmosferica di quel determinato periodo. In questo modo, si è risalito all'andamento della composizione atmosferica degli ultimi 800 mila anni, il più lungo mai registrato. Marco invece si occupava di Astronomia. Con i telescopi faceva osservazioni astronomiche e scriveva software di controllo del telescopio. Inoltre, c’era chi si occupa di Fisica dell’atmosfera, cioè lanci di palloni sonda la sera, per esempio, che vanno a misurare la direzione e l’intensità del vento, la temperatura, l’umidità e le misure del campo magnetico terrestre. Sono presenti anche dei sismografi.


A metà anno, a cavallo del 21 giugno, in tutte le basi dell’Antartide si fa una grande festa e per quattro giorni ci si riposa: da quel momento manca un mese e mezzo, dei quasi 4 mesi totali di buio, per poter rivedere la luce del Sole. In condizioni simili, veramente distante da tutto e da tutti, sembra di vivere un sogno. E infatti è così che Marco ce lo racconta. «Ti sembra quasi di sognare. Quando guardi il cielo è impressionante perché, non essendoci nessun tipo di inquinamento luminoso, l’aria è chiara, quindi vedi la Via Lattea perfettamente. All'inizio, dopo l’ultimo tramonto, ci ho messo qualche settimana per abituarmi. Ma pensavo per tutto il tempo di essere davvero fortunato: su 7 miliardi e mezzo di persone, ero tra le poche in tutto il Pianeta ad avere la possibilità di stare là». 

Ma ciò che colpisce è la profonda riflessione che questa esperienza suscita nell'animo umano.

«Qual è il senso di tutto ciò? Perché in questo universo dobbiamo apparire e immediatamente scomparire? Quale è il nostro ruolo? Perché ci è difficile allontanarci da questo pianeta e vagare liberamente nel cosmo? Cosa sono la realtà, il tempo che scorre, lo spazio che riempiamo? Cosa sono le nostre emozioni? Perché ci innamoriamo e perché è così piacevole fare l’amore? Mi viene da pensare che lo sia per indurre a riprodursi. Ma a quale fine dobbiamo riprodurci? Vedendo le cose da qui, dal cosmo, è tutto così misterioso, insensato e allo stesso tempo maniacalmente ben studiato, incredibilmente perfetto. Ogni cosa mi appariva strana in quel momento, così diversa dal normale, eppure mi trovavo sulla Terra. Il bianco si estendeva in ogni direzione, piatto e monotono, fino a perdersi all'orizzonte con mille sfumature, lasciando il posto all'intenso blu del cielo, che un incantesimo pareva aver reso uniforme liberandolo dalle nuvole, dagli uccelli, dagli aerei e da qualsiasi altra cosa, per fare spazio alle inusuali traiettorie del Sole e della Luna». 

Come percepiva Marco la vita dall'Antartide? «Mi sono sentito molto più vicino al resto dell’universo che alla Terra. Ho avuto la percezione di vedere il nostro pianeta dallo spazio, non da un punto di vista umano, ma come un essere vivente che vede i tempi della Terra cambiare e contemporaneamente delle macchie, come particelle quantistiche, che appaiono e scompaiono, ossia gli esseri umani. Quindi è la Terra che vive davvero, noi abbiamo una vita transitoria all'interno della vera Vita che scorre. C’è Mistero in tutto. Dalle più piccole alle più grandi cose. Basti pensare che il 94% della materia


dell’Universo è ancora ignota».  Il ritorno alla vita normale è stato saturo di emozioni, anche rivedere i colori, accarezzare un filo d’erba, un cane, il viso di un bambino è stato fonte di stupore. Ma, per il nostro protagonista, la cosa più importante è aver cambiato il concetto di “impossibile” dentro di sé, aver maturato la propria volontà, iniziando nuove sfide e raggiungendo traguardi mai ambiti o sperati.


«Ma se tutta la materia ordinaria è fatta allo stesso modo, come un’unione di atomi, allora tra noi esseri viventi e una pietra non ci sarebbe alcuna differenza dal punto di vista della composizione basilare. E infatti è proprio così. Sia noi sia la pietra siamo composti da queste minuscole particelle che riteniamo prive di vita. E allora dove si nasconde e cos'è questa energia vitale che anima i nostri atomi e che sembra non essere presente in una roccia o in una stella? Non sono gli organi come il cuore, i polmoni e tutto il resto a conferirci le proprietà animate che invece non possiede una pietra, perché essi in realtà non hanno nulla di speciale, sono semplicemente parti del nostro corpo composte da atomi così come tutto il resto, proprio come il motore, le ruote e il volante sono parti di una macchina e non bastano per farla muovere e manovrarla a piacimento. Per far questo servono dell’energia e un’intelligenza. Gli esseri viventi acquisiscono energia dall'esterno, e in particolare la nostra energia proviene dagli alimenti. Ma l’intelligenza, da dove nasce? Com'è possibile che a partire da un ammasso di atomi abbia preso forma una struttura organizzata che si interroga su se stessa, pensa e sogna? È possibile che la materia inanimata si trasformi in modo autonomo in materia animata e auto­ cosciente, capace di riprodursi e avere dei sentimenti? Oppure è necessario un intervento divi­no, un’azione esterna che doni un’anima a un insieme inanimato di atomi? E nel preciso istante che separa la vita dalla morte, dove va a finire quest’anima? Le domande vanno oltre il mistero della vita, perché è il significato globale a essere sfuggen­te. Potremmo interrogarci in modo analogo sul perché esistano il campo gravitazionale, quello elettromagnetico, la forza nucleare debole e quella forte. Li abbiamo studiati e siamo stati ca­paci di descriverli accuratamente utilizzando il linguaggio della matematica, in modo da poterli manipolare per produrre energia e avanzare nel progresso tecnologico, ma in effetti non abbiamo alcuna idea del perché esistano.
È tutto misterioso e assurdo, ma allo stesso tempo incredibilmente ben studiato: se osserviamo l’universo a noi noto partendo dagli atomi fino ad arrivare alle galassie, allora gli schemi sembra­no ripetersi in modo molto simile. Gli elettroni orbitano intorno al nucleo, la Luna orbita intorno alla Terra, la Terra e gli altri pianeti orbitano intorno al Sole e il Sole intorno a un buco nero super massivo situato al centro della Via Lattea. Forse in futuro scopriremo che il nucleo dell’atomo è un minuscolo universo, all'interno del quale ci sono piccolissimi oggetti che ruotano intorno ad altri, e che il nostro immenso universo è uno tra i tanti, che ruota intorno a qualcos'altro repli­cando ancora una volta questo schema. Più ci spingiamo in là per cercare di scoprire cosa sia l’universo, più il mistero ci appare senza soluzione. E se anche riuscissimo a capire com'è nato, dovremmo chiederci cosa l’ha creato, e cosa ha creato ciò che l’ha creato. E se anche vi fosse una causa senza causa, quale sarebbe il senso di questa realtà che si manifesta con i tratti di un indovinello apparentemente irrisolvibile?».

Con questa riflessione Gulliver vi lascia, sicuro di poter riprendere il suo viaggio nel mondo con uno spirito nuovo. È dai tempi del filosofo greco Democrito (460-370 a.C.) che si parla dell'esistenza degli atomi. Fu lui a scoprire l'esistenza di unità elementari indivisibili fatte di materia a cui diede questo nome. Infatti, in greco "atomo" significa “indivisibile”. Eppure, ancora ci interroghiamo su tutto ciò. Questo è sempre stato lo scopo di questa rubrica: interrogarsi sulla realtà senza pretese, analizzarla capendone le sfumature, raccontare vite cercando di interpretarne i perché. Speriamo di riuscire a far percepire che questi perché sono molto complessi e spesso figli di cause maggiori, ma allo stesso tempo, far capire che noi piccoli uomini possiamo fare tanto per trasformare complicati enigmi in dolci soluzioni. Ci auguriamo che ogni vita, di cui abbiamo parlato in questo spazio, si sia riconosciuta tra le nostre righe nel suo intimo più profondo. Ora Gulliver riprenderà da qui il cammino, preparandosi per un lungo inverno, nel mondo, col mondo. 









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