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NON IMPORTA (IT DOESN'T MATTER)

Ricordando...

anno scolastico 2017-2018, sede centrale, marzo (all'uscita da scuola)


“Come va?”, gli chiedo mentre aspettiamo la metropolitana.

“Ma sì, tutto bene…” risponde il mio studente, colombiano, 17 anni compiuti da poco.

Mi dice che la sua ragazza aspetta un bambino. Mi dice anche che i genitori hanno deciso di farla abortire.

“Tu cosa pensi?”, è tutto quel che riesco a rispondere.

“Io questa volta volevo tenere il bambino, ma i miei e i suoi genitori hanno già deciso…”

“Questa volta?”

Sì, non è la prima volta.

È già successo. È già successo che lui abbia messo incinta una ragazza - un’altra - e che i genitori l’abbiano fatta abortire. In casa. Utilizzando gli strumenti che hanno trovato in cucina.

“E tu invece adesso vuoi tenere il bambino?”

“Pensavo di sì, ma non importa”.

Non importa. Un bambino. Non importa. Un aborto fatto in casa, anzi due. Non importa.

Lo scuoto con tutte le parole che ho in gola. Parlo come un fiume in piena e probabilmente esondo in terre che non mi riguardano. Non importa, esondo.

Cerco di convincerlo a parlare con i genitori.

Risposta: “È inutile, hanno già deciso”.

Gli faccio notare che lui un lavoro ce l’ha e potrebbe quindi occuparsi del bambino.

Risposta: “I soldi servono a me”.

Gli chiedo quale sia il desiderio della ragazza.

Risposta: “Non lo so”.

Non lo sa. Immagino una ragazza alla quale nessuno ha mai domandato cosa provi nel sentire una vita che cresce dentro la sua e che le sarà strappata con un coltello da cucina.


Tento di convincere il mio studente a portarla in ospedale.

Lui alza le spalle: “Forse faremo così”.

Mi arrabbio. Mi chiedo se ho il diritto di arrabbiarmi con lui, ma poi decido che non importa chiedermelo.

“Devi portarla tu in ospedale. Subito”.

Arriva la metropolitana. Lui sale. Io devo aspettare l’altra linea.

Insisto ancora, fino a che non gli strappo la promessa che accompagnerà la ragazza in ospedale.
Non so se abbia mantenuto la promessa. Probabilmente no.
Resto a domandarmi se qualcuno si sia mai fermato a spiegare a lui che una gravidanza è qualcosa di diverso da un vestito che si mette e si toglie.


IT DOESN’T MATTER


Recalling…

School year 2017/2018, central building, March (Leaving school)

“How’s it going?”, I ask him waiting for the subway.

“Well, It’s going alright…” my Colombian student answers, just turned 17.

He says his girlfriend is pregnant. He says her parents decided she’s going to have an abortion.

“What do you think about it?” is everything I can answer.

I wanted to keep it this time, but our parents have already made up their minds…”

“This time?”

Yes, it’s not the first time.

It happened before, that he got his girlfriend pregnant – a different one – and her parents gave her an abortion. In the house. Using kitchen supplies.

“And you want to keep the baby instead?”

“I thought so, but it doesn’t matter”.

It doesn’t matter. A baby. Doesn’t matter. A homemade abortion, or rather two. Doesn’t matter.

I shake him with all the words I have. Like a river in flood, and I probably trespass into areas that are none of my business. It doesn’t matter, I’m trespassing.

I try to convince him to talk to his parents.

Answer: “It’s no use, they have made up their mind already”.

I point out he has a job and he could provide for the baby.

Answer: “I need that money for myself”.

I ask him what the girl wants to do.

Answer: “I don’t know”.

He doesn’t know. I think of a girl who was never asked what she feels with a life growing inside hers and that will be torn away with a kitchen knife.

I try to convince my student to take her to the hospital.

He shrugs: “Maybe I will”.

I get angry. I ask myself if it’s my right to get angry with him, but I decide it doesn’t matter if it is not.

“You must take her to the hospital. Now”.

The train comes. He boards it. I am going in another direction.

I insist, until he promises me he will bring her to the hospital.
I don’t know if he kept his promise. Probably not.
I stay and ask myself if someone ever bothered to explain him a pregnancy is different from a dress we can put on and take off.

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