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SOLO UNA SBERLA (JUST A SLAP)

Ricordando…

Anno accademico 2018-2019, sede secondaria, maggio

(Progetto extracurricolare a cura del Ministero dell'Interno)


“Sto dicendo alle donne che se i mariti le picchiano loro possono dirlo alla polizia”, mi spiega il mediatore culturale bengalese.

Di fronte a noi ci sono quasi cento giovani bengalesi, quasi tutte donne. Alcune sono musulmane (e che siamo durante il mese di Ramadan me lo dicono i loro volti), ma la maggioranza è di religione induista. Molte di queste donne aspettano un bambino e non serve essere medici per capire che almeno tre di loro hanno superato il settimo mese. Tra queste, una in particolare ha l’aria affaticata: aspetta due gemelli.

Ho incontrato questi bengalesi qui a scuola già una volta, qualche giorno fa, quando per sei ore siamo stati tutti chiusi in una stanza, priva di aria condizionata, a guardare un video preparato dal Ministero dell’Interno al fine di spiegare quali passi sono necessari per ottenere il permesso di soggiorno.

Tutti loro sono in Italia da meno di un mese e hanno il passaporto come unico documento valido (soltanto i pochi uomini presenti esibiscono anche la patente).

Il video è interamente in lingua bengalese, senza sottotitoli né immagini, e a me non è stata fornita alcuna traduzione in italiano, nemmeno in forma schematica; quindi difficilmente potrò rispondere alle loro domande.

In ogni caso, tra tutti i presenti nessuno conosce l'italiano e soltanto una delle donne parla inglese. Con gli altri novantanove non troviamo altro modo di comunicare se non tramite i gesti delle mani. Per fortuna, la leggenda secondo cui soltanto noi italiani sappiamo comunicare muovendo le mani anziché le labbra è solo una leggenda!

Una fortuna ancora maggiore - e per me inaspettata! - è che oggi, in quello che sarebbe dovuto essere il secondo round con altre sei ore da passare in compagnia del video ministeriale (sì, in totale dodici ore!), troviamo ad aspettarci in classe il mediatore culturale. È un giovane bengalese elegante e, cosa che in questa situazione è decisamente necessaria, dall'aria pragmatica. Si potrebbe soprannominare dottor Julius Hibbert, come il medico di Springfield.

Appena entriamo in classe gli chiedo di farsi dire se ci sono domande inerenti al video che abbiamo visto l’altro giorno: nonostante io non sia stata formata in alcun modo, né dal Ministero né da altri enti, riguardo alla burocrazia e alle leggi in vigore oggi per ottenere il permesso di soggiorno, forse posso comunque fornire qualche informazione utile. Il dr. Hibbert traduce, e tutti ridono.

“Sai, in Bangladesh abbiamo un modo di dire che recita così: ‘Chi è cieco non ha nemici’,” mi spiega Julius Hibbert. “I tuoi studenti hanno capito ben poco di quello che è stato spiegato nel video preparato dal Ministero perché la pronuncia era sbagliata e le parole utilizzate troppo difficili. Non hanno domande perché non hanno capito niente: chi è cieco non ha nemici, come dire che chi non vede niente non chiede di vedere meglio”.

Per nostra estrema fortuna – ma soltanto a me pare rischioso che il successo di un progetto per la regolarizzazione di cento persone che ad oggi sono clandestine (progetto finanziato e gestito dal Ministero dell’Interno, presso una scuola statale com'è la nostra), debba dipendere esclusivamente da una serie di colpi di fortuna? – il dr. Hibbert già altre volte ha lavorato per facilitare la regolarizzazione di immigrati bengalesi ed è quindi in grado di spiegare ai miei studenti cosa fare.

Avremo tempo nei prossimi mesi di approfondire l’iter, che è troppo complesso e confuso per essere spiegato in poche righe, ma oggi vorrei raccontare alcune semplici dritte che il mediatore ha dato alle donne presenti in aula.

Prima di parlare a loro, in questa lingua per me sconosciuta, ne ha parlato a me in italiano.

Si tratta di semplici dritte, consigli pratici. Cose che a me non sarebbe venuto in mente di spiegare. La dimostrazione che per fare mediazione non basta tradurre da una lingua all’altra.

“Sto dicendo alle donne che aspettano un bambino che devono andare in ospedale quando saranno pronte a partorire, e magari anche prima per fare i controlli. Sto dicendo che se i mariti le picchiano loro possono dirlo alla polizia. Sto dicendo che se vogliono possono cercarsi un lavoro e che se il capo non le paga possono andare dai sindacati”.
Ovvio, no? Forse no.


JUST A SLAP


Recalling…

School year 2018/2019, secondary building, May

(Extracurricular project curated by the Ministry of Internal affairs)

“I’m telling the women they can call the police if their husbands hit them”, the Bengali cultural mediator says to me.

In front of us are almost a hundred young Bengali migrants, the majority being women. Some are Muslim (and their faces clearly show we are in the middle of Ramadan), but most of them are Hindu. Many of them are pregnant and even a clinically untrained eye can spot at least three who are past the seventh month. Among them, one is looking especially tired: she’s carrying twins.

I met these Bangladeshi people once before, a few days ago, here at school, when we spent six hours in a room without air conditioning. We watched this video by the Ministry of Internal Affairs explaining the steps to obtaining a residency permit.

All of them have been in Italy for less than a month and their only valid ID is their passport (only the few men have a driving license too).

The video is entirely in Bengali, with no subtitles or pictures, and I wasn’t provided with an Italian transcript, not even a list of topics; therefore, it will be difficult to answer their questions.

In any case, no one speaks Italian and only one woman speaks English. We resort to communicating with the remaining ninety-nine by hand gestures. Luckily, the legendary ability of Italians to speak by hand gestures rather than with speech seems to be a universal trait!

Even more luckily – and unexpectedly! – today, during the second six-hour instalment of the ministerial video (yes, twelve hours in total!), we are joined by the cultural mediator. He is a young and elegant Bangladeshi man, with a very pragmatist demeanour. We could call him Julius Hibbert, like Springfield’s resident medical doctor.

Entering the classroom, I ask him to gather any questions regarding last week’s video: even without any instructions, by the Ministry or other authorities, about bureaucracy or laws regarding residency permits, maybe I can add some useful info. Dr. Hibbert translates and everyone laughs.

“You know, in Bangladesh there is a common saying: ‘Blind men have no enemies’”, Dr. Hibbert explains. “Your students understood virtually nothing of the previous video because pronunciation was wrong and the words were too difficult. They have no questions because they didn’t understand anything: blind men have no enemies, as if to say a blind person doesn’t ask to see more clearly”.

With a stroke of luck, Dr. Hibbert has worked already with immigrants that wished to legalise their position, and he can explain the students what to do. Does the fact that an official and publicly funded project to legalise more than 100 clandestine immigrants depends on a series of strokes of luck sound worrisome just to me?

We will explain the process in more detail during the following months, as it is too complex and twisted to be summarised in a paragraph, but I’d like to report here some of the mediator’s tips to the women.

Before telling them in this language that is foreign to me, he told me in Italian.

They are simple, practical tips. Things I would not even think of explaining. The demonstration that mediation is much more than translating back and forth.

“I’m telling the pregnant women they need to go to the hospital when they’re giving birth, and possibly go to check-ups before that. I’m telling them they can call the police if their husbands hit them. And that they can look for a job if they want, and if they aren’t getting paid they can tell the unions”.
Obvious, right? Maybe not so much.

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