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TI VAGNASTI PRIMA RI CHIUOVIRI (SICILY or ITALY?)

Ricordando...

Anno 2017-2018, sede centrale, novembre, prima lezione (Italiano)


Entro in classe.

I ragazzi che mi trovo di fronte non sono tutti ragazzi: alcuni hanno più di quarant’anni.

Sei hanno la pelle bianca - sei su trenta - e guardando il registro scopro che uno di loro è kosovaro, un altro serbo, due marocchini, un peruviano e un siriano.

È la prima volta che incontro questi studenti e ho bisogno di conoscerli, di scoprire quali e quante parole della nostra lingua conoscono già.

Per rompere il ghiaccio giochiamo a colonnine, con categorie più politicamente corrette di quelle cui sono abituata: sostantivi, aggettivi, verbi, lavori, modi di dire in italiano, parole in lingua madre, nomi di persone famose e città.

Questa prima lezione scorre in modo divertente, con un solo intoppo: quando estraggo la lettera G e uno studente scrive Gerusalemme tra le città, si alza per indicare dove si trovi sulla mappa del mondo appesa al muro dell’aula mentre gli altri gli urlano suggerimenti. Alcuni urlano si trovi in Israele, altri in Palestina, e in pochi minuti in classe si alza un venticello carico di tensione che rischia di diventare tempesta. Il ragazzo si ferma davanti alla cartina a muro e mi guarda: dovrebbe dire ad alta voce in quale Stato si trovi la città, ma questa volta può bastare indicarla col dito sulla mappa.

Mi accorgo che la colonna che crea meno difficoltà ai miei studenti è quella dei lavori. Questo un po’ mi stupisce, ma poi chiedo loro di spiegarmi come ne abbiano imparati così tanti e tutto si fa chiaro: in meno di un anno da che sono arrivati in Italia, la maggior parte di loro ha svolto più lavori di quanti ne abbia svolti la maggior parte delle persone che affollano la piazza della mia cittadina di provincia. Ce ne sarebbe abbastanza per pagare la mia e la loro pensione, ma poi nel gioco estraggo la lettera I e troppi di loro tra i lavori scrivono "in nero". Ma siamo sicuri che siano loro - i miei nuovi studenti - a voler lavorare sottopagati, senza garanzie né protezioni, senza orari né prospettive? Questa scuola deve servire anche a dar loro un'alternativa.

Un’altra sorpresa: alcuni studenti nella colonnina dei modi di dire scrivono espressioni che sono tipiche del modo di parlare in Sicilia. Mi stupisce anche questo, ma ancora una volta i conti sono presto fatti: molti di loro, dopo aver lasciato l’Africa, hanno vissuto mesi, o anche un anno, nei centri di prima accoglienza attivi nella regione.

Me ne accorgo quando, estratta la lettera T, uno studente congolese scrive: "Ti vagnasti prima ri chiuoviri" [Ti sei bagnato prima che piovesse]. Io, che sono un po’ troppo lombarda e un po’ troppo in cattedra, mi precipito a ricordargli che non è questa la colonna per scrivere le parole nella sua lingua madre, ma lui, con un perfetto accento isolano, chiarisce: “Eh che, prof., mo' è Italia soltanto Milano?”


TI VAGNASTI PRIMA RI CHIUOVIRI

Recalling…

School year 2017/2018, central building, November (Italian, First class)

I enter the classroom.

Not all the students that stare back at me are kids: some are well past their forties.

Six are light skinned – six out of thirty – and looking at the register log I discover that one of them is from Kosovo, one is Serbian, two are Moroccan, one is from Peru and one is Syrian.

It is the first time I meet them, and I need to learn a bit more about them, to discover which and how many words in our language they already know.

As an ice breaker we play Scattergories, with way tamer categories than what I am used to: nouns, adjectives, verbs, professions, common sayings, words in their native language, famous people, cities.

This first class goes by as we have a fun time, with just one setback: when I extract letter “J” and a student writes “Jerusalem” as a city, he gets up to indicate its position on the world map as the others yell suggestions. Some shout it is in Israel, some others in Palestine, and in just a couple minutes a wind full of tension is blowing, threatening to evolve into a major storm. The student halts in front of the map and looks at me: he is supposed to say the name of the Nation out loud, but this time it might be enough to just point at it.

I notice the category they are having the least trouble with is that of professions. This takes me aback at first, but then I ask them to explain how come they know so many and everything is clear: in less than one year from arriving in Italy, the majority of them has worked more odd jobs than everyone I know from my hometown. They would be enough to pay for their retirement and mine too, but then I extract letter “I” and too many write “illegal labour”. But can we be certain that it’s them, my new student, who are wanting to work below minimum wage, with no guarantees nor protection, no working hours or perspectives? This school must help to give them an alternative.

Another surprise: some students write many expressions from the Sicilian dialect under “common sayings”. This amazes me, but once again it is quickly explained; many of them, after leaving Africa, have spent months or even years living in the temporary refugee shelters that are active in the region.

I notice when, letter “T” being extracted, a Congolese student writes “Ti vagnasti prima ri chiuoviri” (You got wet before it started raining).* Being a little too Lombard and a little too teacher, I joke that that’s not the column for his native language words, but he answers with a perfect island accent: “What, professor, only Milan is Italy now?”

* In Italy every region - actually every city, too! - has its own local dialect. (https://bit.ly/manylanguages )

I live in Lombardy and I barely know the local dialect of my city, Milan. Sicilian dialect is incomprehensible for me, much like the Congolese language!



https://bit.ly/Sicilianproverbs




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