• A porte Schiuse

"VOGLIO GUARIRE" ("I WANT TO HEAL")

Ricordando…

Anno scolastico 2017/2018, sede centrale, ottobre (Italiano)


“Voglio guarire. È per questo che sono venuta in Italia”.

No, chi pronuncia queste parole non è stato contagiato da Covid-19.

È una ragazza turca di 24 anni. Vuole guarire gli altri: le mancava un solo esame alla laurea in medicina quando il governo di Erdogan ha annullato la sua iscrizione all’università.

Perché?

Perché la polizia ha fatto irruzione nella sua casa e vi ha trovato alcuni libri scritti da Fethullah Gülen (https://bit.ly/FethullahGülen), leader del movimento Hizmet (Il servizio), fondatore di numerose università e scuole non soltanto in Turchia e alleato del presidente fino a che non ha osato denunciarne la corruzione. Libri evidentemente pericolosi, come Forgiveness, Tolerance and Dialogue, 2004, nel quale per esempio si legge: “Applaud the good for their goodness, appreciate those who have believing hearts, and be kind to them. Approach unbelievers so gently that their envy and hatred melt away”.

Qui una raccolta di alcuni suoi scritti tradotti in italiano: https://bit.ly/LibroGülen .

Erdogan ha accusato Gülen di aver organizzato il colpo di Stato del 15 luglio 2016, quello che fin da subito non ha convinto alcuni tra i più accorti detective della verità come l’editorialista del Corriere della Sera Antonio Ferrari: https://bit.ly/AntonioFerrari.

Quel che è certo è che in poche ore tra i militari oltre cento sono stati uccisi e quasi tremila arrestati. Lo stato di emergenza proclamato dal governo ha comportato l’arresto di oltre 80.000 persone e circa il doppio hanno perso il lavoro e sono state allontanate dalle istituzioni pubbliche. Oltre ai presunti golpisti, le purghe sono state estese ai circoli filo-curdi e dell’opposizione, colpendo giudici, insegnanti, attivisti, difensori dei diritti umani e giornalisti. (Non siamo noi a dirlo, ovviamente: https://bit.ly/Repubblica).

Ma a volte i numeri, per quanto spaventosamente alti, non bastano. A volte c’è bisogno di guardare negli occhi una persona per dare un volto a quelle cifre. Come sta capitando a me in questo momento, che dopo aver letto sui giornali, per settimane, le notizie dalla Turchia, sto ora guardando negli occhi questa ragazza di 24 anni cui è stato strappato dalle mani il sogno di guarire.

È lei, involontariamente, parlando un italiano ancora incerto, a fare questo gioco di parole con il verbo guarire: “Voglio guarire”. Vuole poter essere medico per guarire gli altri, i malati. Ma vuole anche guarire se stessa dalla paura che si porta addosso per la famiglia e gli amici che sono rimasti in Turchia.

Per questo è venuta in Italia. Si è iscritta alla nostra scuola per imparare la lingua italiana, ma nel frattempo si è iscritta anche all’università nella facoltà di medicina. Deve ricominciare da zero, perché sui suoi documenti risulta invalidato perfino il test di ammissione che ha superato sei anni fa.

Eppure, lei non si lascia scoraggiare: “Sono avvantaggiata: io ho già studiato! Non mi sarà difficile recuperare esami per i quali mi sono già preparata, anche se in una lingua diversa…!”

Sono trascorsi tre anni da quando sono stata la sua insegnante di italiano.

Ci siamo risentite qualche settimana fa, all’inizio dell’emergenza Coronavirus: si è resa disponibile come volontaria per assistere i medici nella loro instancabile (ma faticosa) lotta contro il Coronavirus, nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Niguarda di Milano.

Penso che anche in Turchia avrebbero bisogno di medici come lei.




“I WANT TO HEAL”


Recalling…

School year 2017/2018, main building, October (Italian)ù


“I want to heal. Therefore, I came to Italy”.

No, who’s speaking has not contracted Covid-19.

It’s a Turkish girl, age 24. She wants to heal other people: she was one exam away from her Medicine degree when Erdogan’s government voided her university registration.

Why?

Because the police raided her house and found some books by Fethullah Gülen (https://bit.ly/FethullahGülen), leader of the Hizmet movement (translating to “The service”), founder of many universities and schools, not only in Turkey, and ally of the President until he dared denouncing the political corruption. Those are dangerous books, such as Forgiveness, Tolerance and Dialogue (2004), where it reads: “Applaud the good for their goodness, appreciate those who have believing hearts, and be kind to them. Approach unbelievers so gently that their envy and hatred melt away”.

Erdogan accused Gülen of organizing the coup d’état of July 15th, 2016, that same coup that didn’t convince many of the sharpest truth seekers, like the journalist for Corriere della Sera Antonio Ferrari (https://bit.ly/AntonioFerrari).

What is certain is that, in just a few hours, more than 100 people were killed in the military and almost 3000 imprisoned. The state of emergency proclaimed by the government led to the arrest of more than 80.000 civilians and almost double that number lost their job and were expelled from public organizations. Together with the presumed rebels, the purge was applied to environments close to the Kurds and to the opposing party, targeting judges, teachers, activists, human rights advocates and journalists. (This is not our own version of the facts, obviously. https://bit.ly/NYTErdogan ).

At times, as impressive as those numbers are, they are not enough. At times it’s necessary to look into the eyes of a person in the flesh, to give a face to those numbers. This is what is happening to me right now, after reading news from Turkey for weeks in the newspapers, I am now looking this girl in the eye, whose dream to heal people was taken from her at just 24.

She’s the one who makes this involuntary play on words with the verb “to heal”. She wants to become a doctor to heal others, sick people. But she also wants to heal herself from the fear for her family and friends still in Turkey.

This is why she came to Italy. She signed up to our school to learn Italian, but at the same time she enrolled in to university in the Medicine department. She has to start from scratch, because all her documents have been voided, even the entry test she took six years ago.

She isn’t discouraged, though: “I have an advantage. I have studied these things already! It will not be hard to re-take exams I already prepared for, even in a different language…!”

It has been three years since I was her Italian teacher.

We caught up a few weeks ago, at the beginning of the Coronavirus emergency: she gave availability as a volunteer to assist doctors at the Niguarda hospital in Milan.

I think Turkey could use a few more doctors of her calibre.

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